Tumore ovarico ed uterino: l’immunologia come strumento prezioso nella prognosi e nella terapia

I tumori ginecologici colpiscono migliaia di donne in modo molto aggressivo.

Ogni anno in Italia si registrano circa 5000 nuovi casi di carcinoma dell’ovaio: in oltre il 75% dei casi si manifesta già a uno stadio avanzato, lasciando spesso con poche armi terapeutiche efficaci.

Anche i tumori dell’endometrio nel nostro paese sono sempre più frequenti: rappresentano per frequenza la terza neoplasia femminile oltre i 50 anni.

Nonostante le diagnosi sempre più precoci e la somministrazione immediata delle terapie mediche e chirurgiche oggi disponibili, la prognosi dei pazienti con tumori ginecologici di utero ed ovaio continua a essere molto severa sia per durata che per qualità di vita.

Per questo è urgente individuare nuove strategie e nuovi approcci terapeutici.

 

Il ruolo dell’immunoterapia, una soluzione potente per combattere i tumori più aggressivi.

La recente creazione di protocolli di immunoterapie cellulari o diretti contro bersagli molecolari precisi ha migliorato la storia clinica e le prospettive terapeutiche di molte neoplasie che, sino a pochi anni fa, erano considerate incurabili, specialmente con metastasi a distanza.

L’importanza della immunoterapia nella lotta ai tumori è stata confermata dal premio Nobel assegnato nel 2018 a James P. Allison and Tasuku Honjo, gli scienziati che l’hanno scoperta e trasferita alla pratica clinica giornaliera.

 

Tutto nasce dall’analisi dei meccanismi immunologici che si attivano quando insorgono molti tumori.

Gli studiosi sanno che alcune popolazioni di cellule specifiche del nostro sistema immune innato sono “sentinelle” costantemente al lavoro per impedire che cellule normali si trasformino in cellule neoplastiche.

Purtroppo può accadere che il tumore abbia la meglio sul sistema di immuno sorveglianza perché sviluppa meccanismi di evasione e di fuga dal sistema immunitario, e cresca.

La moderna immunoterapia ha l’obiettivo di ripristinare la capacità delle cellule del nostro sistema immunitario di riconoscere e uccidere le cellule tumorali sfuggite al controllo.

 

La relazione tra sistema immunitario innato e tumori ginecologici è poco conosciuta.

I profili delle diverse popolazioni cellulari del sistema immunitario innato e il loro impatto nella progressione di questi tumori, purtroppo, sono ancora poco studiati. Questo spiega il ritardo nello sviluppo di protocolli efficaci di immunoterapia nella ginecologia oncologica.

 

Il progetto di Istituto Clinico Humanitas con Fondazione Humanitas per la Ricerca

L’Unità Di Ginecologia (guidata dal Dottor Vitobello) e di Immunologia Clinica e Sperimentale (il cui responsabile è il Prof. Domenico Mavilio) dell’Istututo Clinico Humanitas hanno iniziato insieme un progetto di medicina traslazionale – basato quindi sulla capacità di trasferire in modo rapido le conoscenze dal laboratorio al letto del paziente – che studia il ruolo del sistema immunitario innato nello sviluppo di questi tumori con diverse metodologie e tecnologie di ultime generazione.

Lo studio si basa su dati preliminari che mostrano una chiara capacità di alcune popolazioni di cellule del sistema immunitario innato di entrare nel microambiente tumorale in utero ed ovaie e avere un impatto importante nel determinare il controllo o la progressione del tumore.

La comprensione dei meccanismi immunologici e molecolari consentirà di comprendere meglio i meccanismi patologici che portano alla comparsa dei tumori di ovaio ed utero regolandone la progressione e la prognosi.

Questi studi sono essenziali anche per identificare nuovi bersagli terapeutici che possano curare o, almeno, limitare l’aggressività del tumore controllandone il decorso e garantire così una migliore qualità di vita alle pazienti.

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